Home >>> Approfondimenti >>> Giuliano l'Apostata e la restaurazione del paganesimo

Contatore Visite

mod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_countermod_vvisit_counter
mod_vvisit_counterToday1
mod_vvisit_counterYesterday0
mod_vvisit_counterThis week1
mod_vvisit_counterThis month1
mod_vvisit_counterAll125934
Giuliano l'Apostata e la restaurazione del paganesimo PDF Stampa E-mail
Scritto da Tommaso Gentile   
Sabato 18 Febbraio 2006 00:00

Personaggio di grande ed affascinante complessità e protagonista di molti capolavori della letteratura moderna, Giuliano è stato oggetto di giudizi contrapposti presso antichi e moderni, ora criticato come rinnegato e traditore, sovrano vile e blasfemo, misogino e complessato, un asceta pagano insopportabile per arroganza, presunzione e fanatismo, ora esaltato come sovrano filosofo precursore dei moderni riformatori.

Nato intorno al 331 a Costantinopoli, venne educato alla fede cristiana in Cappadocia, poi stabilitosi ad Atene si riconvertì al paganesimo sia per l’entusiasmo destato dagli insegnamenti di Plotino sia per l’avversione verso la casa imperiale responsabile dell’eccidio dei suoi familiari. La sua politica sembra concepita in opposizione a quella di Costantino sia nella visione platonica e aristocratica del potere e del buon governo sia nella politica economica e nella religione. Tra i disegni politici di Giuliano c’era la lotta al cristianesimo e la restaurazione del culto pagano.

Giuliano non solo voleva restaurare la religione degli antichi misteri ma voleva dare a questi nuova linfa immettendo in essi idee pitagoriche e neoplatoniche immettendo anche nuove strutture organizzative mutuate dall’apparato gerarchico della chiesa cristiana, per cui curò che in ogni provincia il clero pagano avesse al vertice un sacerdote che fosse coadiuvato nel mantenimento dei templi e nella costruzione di strutture per l’assistenza ai poveri. Progettò la costituzione di un corpo sacerdotale selezionato e colto che sovraintendesse al culto, agli studi filosofici ed educasse i fedeli. Dapprima i decreti dell’imperatore furono caratterizzati dalla tolleranza a tutti i culti, la restituzione dei beni espropriati ai templi pagani, riesumò le vecchie insegne imperiali, sulle monete tornarono gli antichi dei, fu incoraggiata l'antica pratica dei sacrifici, dei misteri, e degli oracoli. Ai vertici del potere vennero favoriti gli adepti della vecchia religione e vennero discriminati fortemente i cristiani ma non si trattava ancora di norme a carattere persecutorio.

Successivamente in seguito ad alcuni episodi, come nel 332 l’incendio del tempio di Apollo ad Antiochia, fece chiudere la cattedrale della città, confiscando i beni al clero e arruolando i preti nell’esercito. Ma il decreto ritenuto come la misura anticristiana per eccellenza promulgato da Giuliano fu il "De doctoribus et magistris" del 362. La legge stabiliva che i maestri venissero selezionati con cura dalle curie municipali tra i migliori per virtù e dottrina e che il decreto curiale venisse ratificato dallo stesso imperatore.

Più che una misura anticristiana, gli studiosi hanno visto in questa norma una appendice dell’opera legislativa di Giuliano, un tentativo di riorganizzare la burocrazia introducendo meccanismi selettivi e meritocratici. Ci sono note le lettere di Giuliano in cui egli esprime il suo parere sui maestri cristiani, in cui l’essenza dell’insegnamento è evidenziata nella coerenza tra ciò che il maestro insegna ai suoi discepoli e ciò in cui crede veramente.

Sebbene le sue scelte siano state fortemente stigmatizzate dalla tradizione che gli attribuì l’appellativo di “apostata” egli si mosse sempre con equilibrio. La sua concezione “liberale” motivò anche la decisione di dare una amnistia ai cristiani esiliati cosa che scatenò nuove lotte fra le correnti cristiane. Nell’ultimo periodo del suo regno, Giuliano riprese la campagna militare contro i Parti e raggiunto il confine mesopotamico divise l’esercito in due colonne cercando di attaccare da nord a sud ma durante le operazioni fu gravemente ferito e morì poco dopo (intorno al 363). Degna di rilievo è la sua produzione letteraria vasta e varia: ci sono pervenute orazioni encomiastiche, filosofiche e politiche, satire e libelli polemici, ma la produzione più importante a livello storico riguarda le Lettere.

Sono invece andati perduti i Commentari che raccontano le campagne germaniche. A parte le opere encomiastiche lo stile più autentico di Giuliano si rivela conciso e brillante con abbondanti reminiscenze classiche.